34. Chi sono i guelfi e i ghibellini?.

   Da: J. K. Hyde, Societ e politica nell'Italia medievale, Il
Mulino, Bologna, 1977

 Dietro la facciata ideologica degli schieramenti dei guelfi e dei
ghibellini (i primi filopapali, i secondi favorevoli agli
imperatori della casata sveva), si celarono nel corso del secolo
tredicesimo, come spiega qui lo storico inglese John K. Hyde, una
molteplicit di interessi politici ed economici. Sia le citt
dell'Italia centro-settentrionale, protagoniste di una sfrenato
espansionismo territoriale, che  i loro abitanti, impegnati in
sanguinose lotte di fazione, ma anche in floridi commerci, si
ammantarono strumentalmente di quei vessilli. Ma le situazioni
pratiche sconvolsero spesso le posizioni ideologiche di partenza.
Pochi furono gli intellettuali, e fra questi Dante, che si
schierarono con una vera coscienza della posta in gioco, e cio il
rafforzamento dell'unit e della tradizione imperiale, ma la
maggioranza ag in vista di personali e pi  meschini vantaggi.
Gli storici hanno spesso equivocato sul reale significato della
contrapposizione, vedendone ora uno scontro fra il bene (i guelfi)
e il male (i ghibellini), ora una parvenza di lotta di classe.


   Non esiste nessun mistero sui guelfi e sui ghibellini. Chiunque
sia provvisto di qualche cognizione intorno ai partiti politici
riconoscer che essi raramente sono strutture monolitiche,
saldamente compatti dietro gli ideali da loro professati; in
genere essi appaiono come alleanze occasionali di gruppi
eterogenei, e gli slogans di cui si servono, e la politica che
essi realizzano, in pratica divergono grandemente. Come vedremo, i
guelfi ed i ghibellini differiscono sotto molti aspetti dai
moderni partiti politici, specialmente per il fatto che essi
operavano non entro l'ambito di un solo stato sovrano, ma in
numerose citt-stato e signorie semiautonome, tanto che in un
certo senso essi richiamano piuttosto un'alleanza internazionale
sul tipo della NATO piuttosto che i moderni partiti quale quello
dei conservatori, laburisti, repubblicani o democratici. In un
primo tempo, come  noto, i guelfi ed i ghibellini erano
considerati rispettivamente come i sostenitori del papato e
dell'impero, e tali associazioni ideologiche rimasero tali fino
alla fine; essi acquistano rilevanza nel preciso momento in cui
cessano di essere sinonimi della chiesa e dei partiti imperialisti
[da intendersi qui nel senso di favorevoli all'impero] ed assumono
vita propria, creando istituzioni ed ispirando alleanze che
permeano la vita politica italiana della fine del tredicesimo
secolo e della prima parte del quattordicesimo.
   [...] Le fazioni, che dividevano le classi al governo di tutte
le citt italiane del tredicesimo secolo, erano fatte risalire dai
contemporanei a lotte tra le famiglie predominanti, che si erano
stabilizzate all'incirca entro la prima decade del 1200. Sorte
nell'ambito della classe aristocratica dominante queste fazioni
avevano coinvolto anche il Popolo, a mano a mano che quest'ultima
classe era riuscita ad ottenere la sua parte di diritti politici.
I nomi dei guelfi e dei ghibellini entrarono probabilmente nel
linguaggio corrente tra gli anni 1198 e 1218, durante le rivalit
fra Ottone di Brunswick [Ottone quarto, re di Germania e
imperatore dal 1209 al 1218] , il cui nome di famiglia era Welf, e
Filippo e Federico di Hohenstaufen [figli di Enrico sesto], ai
quali apparteneva il castello di Waiblingen, nome che sembra fosse
usato come grido di battaglia. In un primo tempo essi posero
radice soltanto a Firenze, ma durante gli aspri conflitti tra il
papato e Federico secondo verso l'ultima decade del suo regno i
due termini dalla Toscana si diffusero rapidamente altrove, e fu
in questo periodo che si identificarono rispettivamente con i
partiti papale ed imperiale. [...].
   I termini di guelfi e ghibellini  si affermarono a seconda
della funzione che essi avevano di definire i rapporti
intercorrenti tra le varie citt; dovunque, fatta eccezione per
Firenze, i partiti locali avevano denominazioni loro proprie. Essi
si diffusero in primo luogo con i gruppi di esuli in cerca di
ospitalit e di appoggio; i ghibellini di Firenze tra il 1250 ed
il 1260, ed i guelfi dopo Montaperti, erano dei fuggiaschi senza
patria e senza mezzi che cercavano di operare a fianco di altri
partiti con i quali avevano poco o niente in comune se non
l'ostilit verso il governo fiorentino. I guelfi, per esempio,
vennero cacciati da Lucca loro primo rifugio,  e si stabilirono a
Bologna dove aiutarono il comune a creare a  Modena un amico
comune e molti di loro si arruolarono nell'esercito di Carlo
d'Angi prima della  battaglia di Benevento. Con il loro ritorno a
Firenze nel  1267, la scena politica toscana trov una sorta di
equilibrio  relativamente costante tra la guelfa Firenze  con la
sua alleata Lucca, e Pisa, Siena ed Arezzo di parte ghibellina. Le
due parti avverse erano vincolate da  trattati che definivano
esattamente il contributo che si doveva provvedere in servizi per
l'alleanza da parte di ciascun alleato; la tallia, come veniva
chiamata dalle taglie dei cavalieri che erano le loro
caratteristiche provvigioni, divenne il primo raggruppamento di
partiti in Toscana. Carlo d'Angi era naturalmente il capo
nominale della tallia di parte guelfa, che tendeva ad integrare le
forze locali con mercenari francesi; i ghibellini d'altro canto
arruolavano tedeschi e pi tardi catalani. Sia l'una che l'altra
parte prendeva naturalmente al proprio servizio gli esuli della
parte avversa e favoriva il formarsi di dissidenti entro i
territori della rivale; la casta fiorentina ghibellina degli
Ubaldini, per esempio, manteneva stretti rapporti al di l degli
Appennini con i nemici dell'autorit papale nella Romagna.
   Fuori dei confini della Toscana e della Romagna la situazione
non era cos nettamente definita; ma la maggior parte della
fazioni locali si poneva sotto la bandiera dell'uno o dell'altro
partito a seconda dell'indirizzo che prendevano i loro rapporti
esterni. A seconda che si trattasse di guelfi o di ghibellini gli
esuli potevano aspettarsi di trovare asilo e perfino una seconda
cittadinanza; questi due termini regolavano anche gli spostamenti
dei gruppi non numerosi, ma influenti, dei funzionari itineranti,
i podest, i capitani, i giudici ed il loro seguito, poich
generalmente i funzionari provenienti dal di fuori venivano scelti
soltanto da quelle citt o quelle famiglie che appartenevano al
partito in auge in quel momento. [...].
   Per un certo periodo la terminologia guelfi-ghibellini fece s
che gli Italiani potessero definire con sufficiente realismo lo
scacchiere delle alleanze politiche delle varie citt, che dopo la
dissoluzione delle altre forze politiche erano ora le protagoniste
sia nell'Italia centrale che settentrionale. Ma verso la fine del
tredicesimo secolo v'erano segni che indicavano come i due termini
avessero ormai esaurito la loro funzione. Nella Lombardia
meridionale ed orientale alcune citt avevano fatto blocco, e fra
esse Parma, Bologna, Modena, Ferrara e Padova, i cui governi tutti
professavano fedelt al guelfismo. Le inevitabili rivalit tra le
varie citt comprese in quest'area non potevano che assumere forma
di conflitto nell'ambito dei guelfi. Nel 1289 il signore di
Ferrara, Obizzo secondo d'Este, capo di una famiglia considerata
come la colonna del partito della chiesa di quella regione, si un
in aperta alleanza con il ghibellino Alberto della Scala di Verona
contro i suoi vicini guelfi, e da allora in poi i due partiti
tradizionali ebbero poca o scarsa rilevanza per i rapporti tra le
varie citt in questa parte d'Italia. Nel 1308 un colpo ulteriore
venne inflitto alle concezioni tradizionali, quando Clemente
quinto [papa dal 1305 al 1314; attu lo spostamento del papato ad
Avignone] trasse profitto da una disputa sorta tra gli eredi di
Obizzo ed afferm la vecchia pretesa papale al dominio diretto di
Ferrara. Questo diede l'avvio ad una lotta tra il papato e gli
Estensi per il possesso di Ferrara che divise i guelfi di tutta la
regione e che non si risolse che nel 1332. [...].
   In Toscana, dove il potere temporale del papa, anche se era
sufficientemente sentito, non aveva pi il dinamismo riscontrato
nella Romagna, si verific all'interno del partito guelfo una
spaccatura di un certo rilievo ideologico. I nomi dei Neri e dei
Bianchi ebbero presumibilmente origine a Pistoia, ma furono poi
usati per indicare alcune faide familiari che a Firenze si
manifestarono con una serie di lotte tra casate diverse nel
periodo dal 1295 al 1309. Le rivalit tra i due opposti capi,
Corso Donati per i Neri e Vieri dei Cerchi per i Bianchi, erano in
gran parte di origine personale, ma tra i seguaci esistevano
precise divergenze di opinioni e di interessi. I Neri optavano per
uno schietto guelfismo rappresentato dalla casa d'Angi e da papi
come Urbano quarto [di origine francese, fu papa dal 1261 al 1264]
e Martino quarto [anch'egli di origine francese, fu papa dal 1281
al 1285], e nel partito era anche incluso un forte gruppo di
mercanti e banchieri con interessi finanziari nel regno ed in
Francia. I Bianchi, d'altro canto, rappresentavano un'attrazione
per uomini nuovi, non pi dominati dalle memorie di Montaperti e
di Benevento, ed alcuni di loro avevano considerevoli interessi
fuori dell'asse guelfo, a Pisa o nella Romagna ghibellina,
attraverso cui passava la via pi breve per raggiungere Venezia.
[...].
   Dovrebbe ora apparire evidente come, perfino nel momento della
loro maggior fortuna, i guelfi ed i ghibellini erano ben lungi
dall'essere due partiti organici e compatti sotto il controllo dei
loro due capi nominali, il papa e l'imperatore; erano piuttosto un
insieme discontinuo di fazioni locali, impegnate fino ad un certo
punto in imprese a loro vantaggiose.
   Spesso i guelfi si opponevano al papa, ed i ghibellini erano
completamente estranei ad ogni rapporto con il pretendente
all'impero. Fino all'epoca di Luigi di Baviera [conosciuto anche
come Ludovico il Bavaro, imperatore] e di Giovanni ventiduesimo
[papa, antagonista irriducibile del Bavaro] la connessione tra
ghibellinismo ed eresia dottrinale fu molto debole, e molti capi
ghibellini si unirono a Federico secondo nel condannare il
dissenso religioso; proprio come i ghibellini accettarono la
chiesa, i guelfi non respinsero teoricamente l'impero, anche se
ridussero al minimo le pretese da esso avanzate. Avveniva poi che
i governi guelfi spesso si trovarono in violento contrasto con la
chiesa locale, il che faceva cadere su di loro interdetti e
scomuniche da parte del papa; i prelati appartenevano
frequentemente a famiglie aristocratiche con tradizioni
ghibelline, cosicch i cardinali, e perfino i papi, potevano
essere accusati di simpatie ghibelline. Nonostante questi limiti i
due termini conservarono una loro parziale validit, ed 
impossibile dare un quadro della politica dei tempi di Dante senza
chiarire quale fosse il loro significato.
   Fino alla fine del secolo passato era comune agli storici
affermare una netta divisione sociale tra guelfi e ghibellini. Il
ghibellino tipico era visto quale membro della nobilt feudale,
dedito alla guerra, mentre i guelfi erano descritti come popolani
dall'animo quieto, artigiani e commercianti intenti alle arti del
tempo di pace. Questa opinione era gi corrente in ambienti guelfi
nell'ultima parte del quattordicesimo secolo. Essa pu essere
forse fatta risalire ad un'osservazione del domenicano fiorentino
Remigio Girolami (morto nel 1319) che paragonava i ghibellini ad
un leone ed i guelfi ad un vitello, perch questo era un animale
da sacrificio. Questa caratterizzazione dei due partiti decadde
allorch il socialista Gaetano Salvemini [1873-1957] la confut
radicalmente, ma forse siamo ora arrivati ad una fase di
revisione. Che tra i due partiti esistessero delle differenze
sociali  gi lecito inferire [dedurre]  dalla divergenza delle
fonti, che espongono ciascuna il proprio punto di vista. Per la
visione ispirata al guelfismo lo storico pu disporre di numerose
cronache cittadine, composte da onorati popolani in possesso di
una preparazione culturale piuttosto semplice. Le cronache di
parte ghibellina sono invece scarse e i pochi che si accinsero a
comporle erano assai colti e di larga esperienza intellettuale.
Come gi era accaduto nel passato, i giuristi appartenenti
all'ambiente delle universit erano favorevoli agli eredi di
Giustiniano, ma a questi si aggiungevano ora alcuni cultori
tutt'altro che superficiali di storia romana. Non si trattava di
eretici. Essi erano intellettualmente abbastanza evoluti per
distinguere tra il papa quale Vicario di Cristo e la funzione da
lui esercitata quale capo temporale della chiesa nel mondo. Tutto
questo porta alla conclusione che, mentre il guelfismo attirava i
solidi  popolani delle citt mercantili, il ghibellinismo era
sostenuto essenzialmente da uomini legati alla tradizione, ma
senza un preciso indirizzo, e da un certo numero di intellettuali
raffinati. Sono evidenti i motivi che determinavano questa scelta.
I rapporti intercorrenti tra il papato, Napoli e la Francia
attiravano gli uomini d'affari che in queste regioni avevano
interesse ad un'alleanza guelfa; e quando il guelfismo fosse
divenuto l'alleanza ufficiale della maggioranza perfino una citt
di proporzioni modeste, con interessi prevalentemente locali,
poteva trovare vantaggioso dare ad essa la propria adesione.
Verona  un'eccezione significativa perch la sua posizione sulla
strada del Brennero che conduceva verso la Germania e l'Austria
faceva s che gli ambienti commerciali di quella citt mostrassero
simpatia per la parte ghibellina, per la stessa ragione per la
quale altri erano portati a scegliere la parte guelfa. In altri
luoghi era l'opposizione verso una maggioranza dominante a
determinare in larga misura un atteggiamento ghibellino, sia delle
citt che degli individui. L'opposizione di Pisa a Firenze, e la
gelosia di Pavia nei riguardi di Milano furono in entrambi i casi
motivo del persistere di tendenze tradizionalmente ghibelline,
mentre i nobili che procuravano di salvaguardare i propri
interessi cercando di assicurarsi un proprio spazio tra i vari
comuni guelfi, preferivano naturalmente una generica sottomissione
ad un imperatore lontano piuttosto che la sottomissione costante
ai loro immediati vicini.
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